Carità

Papa Francesco bacia i piedi ai leader del Sud Sudan: basta guerre

Il Pontefice in ginocchio davanti al presidente Salva Kiir e ai vicepresidenti designati del Paese africano che dovranno avviare a maggio un nuovo governo: «La pace è possibile, l’armistizio sia rispettato. La gente è esausta dai conflitti del passato»

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Pubblicato il 11/04/2019
Ultima modifica il 12/04/2019 alle ore 07:23
SALVATORE CERNUZIO


CITTÀ DEL VATICANO


In ginocchio, a baciare i piedi dei leader del Sud Sudan perchè «il fuoco della guerra si spenga una volta per sempre» nel Paese africano. Papa Francesco compie un gesto inatteso a Santa Marta, dove conclude il ritiro spirituale in Vaticano delle massime autorità religiose e politiche sud sudanesi ideato dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. A loro il Pontefice rivolge un discorso in cui, a più riprese, implora il dono della pace per il popolo del Sud Sudan sfigurato da quasi sei anni di guerra civile e da oltre 400mila morti. Poi rende concreta questa preghiera inchinandosi davanti al presidente Salva Kiir e ai vicepresidenti designati, tra cui Rebecca Nyandeng De Mabior, vedova del leader sud sudanese John Garang, e Riek Machar, leader dell’opposizione, per baciare loro i piedi.




In virtù dell’accordo siglato a settembre (il Revitalised Agreement on the Resolution of Conflict in South Sudan), saranno loro ad assumere alti incarichi di responsabilità nazionali nel nuovo governo il 12 maggio prossimo. «A voi tre che avete firmato l’accordo di pace vi chiedo, come fratello, rimanete nella pace», dice Bergoglio a braccio. «Lo chiedo col cuore: andiamo avanti, ci saranno tanti problemi, ma non spaventatevi. Andare avanti, risolvere i problemi. Voi avete avviato un processo, che finisca bene! Ci saranno lotte tra voi ma queste siano dentro all’ufficio. Davanti al popolo le mani unite! Così da semplici cittadini diventate padri delle nazioni. Permettetemi di chiederlo col cuore, con i miei sentimenti più profondi».

«La pace è possibile, non mi stancherò mai di ripeterlo», afferma più volte Francesco durante il suo discorso ai vertici del più giovane Stato del mondo, indipendente dal 2011 Sudan (dove è in corso un colpo di Stato). «La pace è possibile» ma necessita di «un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo».

Proprio il popolo è il maggiore assillo del Vescovo di Roma. «I miei pensieri – dice - vanno innanzitutto alle persone che hanno perso i loro cari e le loro case, alle famiglie che si sono separate e mai più ritrovate, a tutti i bambini e agli anziani, alle donne e agli uomini che soffrono terribilmente a causa dei conflitti e delle violenze che hanno seminato morte, fame, dolore e pianto».

«Questo grido dei poveri e dei bisognosi lo abbiamo sentito fortemente, esso penetra i cieli fino al cuore di Dio Padre che vuole dar loro giustizia e donare loro la pace», sottolinea Francesco. «A queste anime sofferenti penso incessantemente e imploro che il fuoco della guerra si spenga una volta per sempre, che possano tornare nelle loro case e vivere in serenità. Supplico Dio onnipotente che la pace venga nella vostra terra, e mi rivolgo anche agli uomini di buona volontà affinché la pace venga nel vostro popolo».

Pace, dice il Papa, che è «il primo dono che il Signore ci ha portato» ed è «il primo compito che i capi delle Nazioni devono perseguire»: essa è «la condizione fondamentale per il rispetto dei diritti di ogni uomo nonché per lo sviluppo integrale dell’intero popolo». La gente del Sud Sudan invoca questa pace e ora la attende come dono dall’evento di Roma. Non «un consueto e comune incontro bilaterale o diplomatico tra il Papa e i Capi di Stato», precisa il Papa, e nemmeno «una iniziativa ecumenica tra i rappresentanti delle diverse comunità cristiane», ma «un ritiro spirituale» per suscitare, attraverso il raccoglimento interiore, «buoni frutti» per sè stessi e per le comunità di appartenenza.

«In questo momento desidero assicurare la mia vicinanza spirituale a tutti i vostri connazionali, in particolare ai rifugiati e ai malati, rimasti nel Paese con grandi aspettative e con il fiato sospeso, in attesa dell’esito di questo giorno storico», dice il Pontefice. «Sono certo che essi, con grande speranza ed intensa preghiera nei loro cuori, hanno accompagnato il nostro incontro. E come Noè ha atteso che la colomba gli portasse il rametto d’ulivo per mostrare la fine del diluvio e l’inizio di una nuova era di pace tra Dio e gli uomini, così il vostro popolo attende il vostro ritorno in Patria, la riconciliazione di tutti i suoi membri e una nuova era di pace e prosperità per tutti».

Il Papa ricorda poi l’«enorme corresponsabilità per il presente e per il futuro del popolo sud sudanese» che si traduce nell’«impegnarsi, rinvigoriti e riconciliati, per la costruzione della vostra Nazione». «Il gemito dei poveri che hanno fame e sete di giustizia ci obbliga in coscienza e ci impegna nel nostro servizio», sottolinea.

Tanto i leader politici quanto quelli religiosi sono stati «eletti da Dio», ma anche eletti «dal popolo, per servirlo fedelmente». «In questo servizio forse abbiamo commesso errori, alcuni più piccoli, altri più grandi», osserva il Vescovo di Roma, ma l’importante è andare avanti consapevoli che c’è un popolo che guarda e questo sguardo «esprime il desiderio ardente di giustizia, di riconciliazione e di pace».

«Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile!», rimarca Jorge Mario Bergoglio. E invoca «la vittoria della pace su quei complici della guerra che sono la superbia, l’avarizia, la brama di potere, l’interesse egoistico, la menzogna e l’ipocrisia».

Auspicio del Pontefice è che tutti sappiano accogliere «l’altissima vocazione di essere artigiani di pace, in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo, uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso nella ricerca della pace, tramite il dialogo, il negoziato e il perdono. Vi esorto pertanto – aggiunge - a cercare ciò che vi unisce, a partire dall’appartenenza allo stesso popolo, e superare tutto ciò che vi divide. La gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: ricordatevi che con la guerra si perde tutto! La vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace».

Da qui l’appello perché «cessino definitivamente le ostilità, che l’armistizio sia rispettato – per favore, che l’armistizio sia rispettato -, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la Nazione».

Papa Francesco termina l’incontro con una preghiera comune, ma prima conferma il «desiderio» di recarsi prossimamente «nella vostra amata nazione» insieme all’arcivescovo Welby e al moderatore della Chiesa Presbiteriana di Scozia, John Chalmers. La loro firma è impressa sulla Bibbia che viene consegnata a tutti i partecipanti al ritiro. Su di essa anche il messaggio “Ricerca ciò che unisce. Supera ciò che divide”.

Fonte: La Stampa link


Fao, messaggio del Papa: guarire l’ingiustizia della mancanza di acqua nel mondo


Francesco scrive al direttore generale, José Graziano da Silva, in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua sul tema “Non lasciare nessuno indietro”


Pubblicato il 22/03/2019
Ultima modifica il 22/03/2019 alle ore 16:27



«L’acqua è essenziale per l’equilibrio degli ecosistemi e la sopravvivenza umana, ed è necessario gestirla e prendersene cura in modo che non sia contaminata o persa». Lo afferma Papa Francesco in una lettera inviata a José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua che, in linea con l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, si celebra quest’anno sotto il motto “Non lasciare nessuno indietro”.


«Nei nostri giorni - spiega il Papa nel suo messaggio - si percepisce come l’aridità del pianeta si estenda a nuove regioni e sempre più persone soffrono a causa della mancanza di fonti d’acqua adatte al consumo. Per questo la ragione, “non lasciare nessuno indietro” significa impegnarsi a porre fine a questa ingiustizia. Questo bene è un diritto umano fondamentale, che deve essere rispettato»


«Il lavoro comune - scrive quindi il Pontefice - è essenziale per poter sradicare questo male che flagella così tanti fratelli». Ciò sarà possibile, assicura, se si uniranno «gli sforzi nella ricerca del bene comune» per trovare «misure che avranno il sapore dell’incontro e il valore di rispondere a un’ingiustizia che ha bisogno di essere guarita».

Fonte: La Stampa link



Il Papa: mai più la morte di un bambino per mancanza di cure


Così nel messaggio per l’inaugurazione a Bangui del Centro per i bimbi malnutriti e dell'edificio ristrutturato dell'ospedale pediatrico, iniziative volute dallo stesso Francesco


Apre a Bangui il Centro per i bambini malnutriti voluto da papa Francesco


Pubblicato il 02/03/2019
Ultima modifica il 02/03/2019 alle ore 19:10
DOMENICO AGASSO JR

CITTÀ DEL VATICANO


Un bimbo non può più morire perché manca l’assistenza sanitaria. «Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio». Lo afferma il Papa nel videomessaggio inviato per l'inaugurazione, oggi a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, da parte dell'elemosiniere pontificio cardinale Konrad Krajewski, del nuovo Centro sanitario specializzato nella terapia per i bambini malnutriti e dell'edificio ristrutturato del Complexe pediatrique dell'ospedale pediatrico, realizzati per volontà dello stesso Francesco.



Il nuovo Centro e l'area ristrutturata sono stati sostenuti anche da varie iniziative di solidarietà e raccolta fondi, e affidati alla progettazione e cura dell'Ospedale Bambino Gesù.

Presenti alla cerimonia la presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc, il nunzio apostolico monsignor Santiago De Wit Guzman, il presidente della Repubblica Faustin-Archange Touadera.

Nel videomessaggio il Pontefice ricorda che il «Bambino Gesù» è «impegnato fin dalla primavera del 2016 nella formazione del personale medico e non solo», e si augura che la nuova sede «possa diventare un centro di eccellenza, dove i bambini possano trovare risposta e sollievo alle loro sofferenze, con tenerezza e amore».

Il Papa aveva visitato il presidio di Bangui in occasione dell'apertura della Porta Santa del Giubileo della Misericordia nel 2015. Bergoglio non dimentica - esclama - e «conservo nel cuore gli occhi di dolore dei tanti bambini malnutriti che ho incontrato nella breve visita all'ospedale in occasione del viaggio nel vostro Paese. E ricordo ancora le parole della dottoressa che mi era accanto: “Questi nella maggior parte moriranno, perché hanno la malaria, forte, e sono malnutriti”. L'ho sentito io. No, questo non deve più accadere!».

La sofferenza dei bambini è «senza dubbio la più dura da accettare - osserva - Il grande Dostoevskij poneva la domanda: “Perché soffrono i bambini?”. Tante volte mi chiedo la stessa cosa: perché soffrono i bambini? E non trovo spiegazione. Solo guardo il Crocifisso e invoco l'amore misericordioso del Padre per tanta sofferenza».

Per il Vescovo di Roma, «questa struttura che oggi viene inaugurata è un segno concreto di misericordia, che trova la sua origine nell'Anno Santo che ho voluto aprire in anticipo - il 29 novembre 2015 - proprio a Bangui. La prima porta di una cattedrale ad aprirsi è stata quella di Bangui, non quella di San Pietro. È stato un gesto che il Signore ha ispirato».

A Francesco piace «pensare che quella Porta Santa sia ancora aperta e che il fiume di misericordia doni linfa vitale a questo Ospedale Pediatrico e a tutti coloro che vi lavoreranno».

Il Papa incoraggia quindi tutti «a svolgere la vostra opera di cura dei bambini, spinti dalla carità, pensando sempre al “buon samaritano” del Vangelo: siate attenti alle necessità dei vostri piccoli pazienti, chinatevi con tenerezza sulle loro fragilità, e in loro possiate vedere il Signore: esercitando la vostra professione medica, siate artigiani di misericordia!».

Francesco evidenzia: «Chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio. Non dimenticate: chi si prende cura dei piccoli sta dalla parte di Dio e vince la cultura dello scarto!». E invita a ricordare: «Nell’ammalato c’è Cristo e nell’amore di chi si china sulle sue ferite c’è la via per incontrarlo!».

Il Complexe Pediatrique di Bangui è l'unico ospedale pediatrico della Repubblica Centrafricana, uno dei Paesi a più basso indice di sviluppo umano al mondo (187/o su 188). Il conflitto civile scoppiato nel 2013 ha ulteriormente peggiorato la condizione della popolazione e, in particolare, dei bambini. I pazienti che accedono al pronto soccorso del Complexe Pediatrique sono nell'80% casi urgenti e il 20% di questi richiedono ricoveri per cure continuative. Ogni anno la struttura cura 70mila bambini in urgenza di cui 17mila vengono ammessi per continuare le cure mediche e chirurgiche. Malaria, diarrea, infezioni respiratorie, Hiv e tubercolosi sono tra le malattie più frequenti nell'infanzia assieme alla malnutrizione.

L'Ospedale, la cui costruzione risale agli anni '80 e investito nel corso del tempo da numerosi eventi dannosi, aveva urgente necessità di interventi di ristrutturazione. Quando Francesco lo aveva visitato alla fine di novembre del 2015 numerosi bambini in grave stato di denutrizione erano ricoverati sotto delle tende. Bergoglio si è rivolto al «suo» Ospedale pediatrico di Roma per un intervento con l'obiettivo di ridurre la mortalità e morbilità infantile attraverso la riabilitazione degli spazi infrastrutturali, la fornitura di materiali necessari alla cura, il supporto alla gestione e alla formazione del personale medico. Il Pontefice ha destinato al progetto 3 milioni di euro da donazioni. A tali fondi si sono aggiunti 750mila euro ricavati da varie iniziative di solidarietà promosse dalla Gendarmeria vaticana a favore di Bangui e un'altra donazione di una parrocchia di Novara (circa 1 milione di euro).

L'Ospedale Bambino Gesù ha avviato nel maggio 2016 alcuni interventi urgenti per consentire un dignitoso funzionamento del Complexe Pediatrique e la continuità delle cure. Per prima cosa sono state rimosse le tende dove erano ricoverati i bambini malnutriti; quindi si è provveduto all'acquisto di un generatore e di un trasformatore di corrente, di due autoclavi per assicurare la sterilità delle sale operatorie, all'attivazione della rete fognaria, alla ristrutturazione dell'aula biblioteca dell'ateneo per la formazione a distanza e all'assunzione di 16 medici generici. In seguito sono stati realizzati gli altri interventi, tra cui la ristrutturazione dei quattro reparti dell'edificio principale dell'ospedale con 193 posti letto, compresa la dotazione degli arredi e delle attrezzature e l'acquisto dei materiali sanitari e dei farmaci necessari, e la costruzione del nuovo «Centro per la re-nutrizione terapeutica dei bambini malnutriti» di ottanta posti letto che diventa parte integrante dell'Ospedale pediatrico esistente.

Fonte: La Stampa link

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